Ci sono molti consigli ed indicazioni che si potrebbero dare per disegnare correttamente un buon logo. Prima ancora di arrivare a questo, è molto più importante capire cosa NON fare assolutamente quando si disegna un logo. Purtroppo, non si tratta di banalità ma di (o)errori comuni e frequenti. Se vuoi imparare come si disegna un logo di qualità, impara prima cosa non devi mai fare!!!

#1 I Pixel sono una figata… per i fotografi, non per chi disegna un logo!

Creare un logo utilizzando software basati sulla grafica a pixel, come ad esempio Adobe Photoshop, è il modo migliore per far venire a voi aspiranti grafici un gran mal di testa… ma peggio ancora, chi poi si troverà in futuro a dover utilizzare e gestire quel logo vi maledirà peggio di uno stregone Vodoo haitiano.

  • Un logo bitmap (ovvero un’immagine formata da pixel, come lo sono quelle nei formati .jpg, .png, etc) è infatti un’immagine che non potrà essere ingrandita perché perderà risoluzione, sgranando, mentre in presenza di piccole scritte, non potrà essere rimpicciolita senza che queste diventino un ammasso illeggibile di pixel impastati.
  • In un logo bitmap non sarà possibile cambiare i colori o modificare l’aspetto del logo senza un’enorme quantità di lavoro.
  • Non impossibile ma davvero molto complicata sarà la gestione dei colori SPOT per la stampa professionale e l’utilizzo su magliette, gadget, etc. e sarete costretti a stampare sempre a 4 colori (metodo più costoso).
  • Sarà impossibile creare animazioni complesse del logo con Flash, Silverlight o altri software simili.

Insomma, date un’occhiata ai files dei loghi che avete creato: se non esiste niente con l’estensione .eps o .ai o .indd, forse è arrivato il momento di fare un corso base di grafica o anche un corso di Photoshop, nel quale si chiarisce dalla prima lezione l’utilizzo del software.

È pur vero che, per ottenere effetti particolari (aloni, ombre, riflessi, etc) Photoshop e la grafica bitmap sono molto comodi… e infatti gli effetti speciali non dovrebbero MAI far parte del design di un logo, almeno se lo si vuole poter utilizzare ovunque. Si possono sempre aggiungere al bisogno per utilizzi particolari ma… gli anni ’90 sono finiti da un pezzo!

 

#2 Ignorare la crenatura e la spaziatura dei caratteri di un logo

Quando scriviamo delle parole in un qualsiasi software di grafica, il programma decide automaticamente che le lettere stiano vicine una all’altra: questa magica impostazione è definita crenatura (kerning in inglese) ed i maggiori software hanno appunto un’impostazione automatica detta “auto kerning”. Il problema è che questa si basa solamente su una stima della distanza ottimale dei glifi fatta dal software stesso… oltre al fatto che alcuni programmi la fanno meglio di altri (Microsoft Word è il peggiore, mentre Adobe Illustrator è molto meglio ma non ancora perfetto), e l’accuratezza dipende dal tipo di font (carattere) che state utilizzando.

Un font professionale infatti avrà una crenatura buona già con le impostazioni automatiche mentre uno scaricato dai siti di font gratuiti, sarà certamente meno accurato; ad ogni modo tutti necessiteranno di un aggiustamento manuale, regola che diventa imperativa nel design di un logo. Giacché parliamo di font… vi scongiuro, per amore del buon gusto… scegliete con attenzione i caratteri che combinate insieme: non approfondisco in questo articolo l’argomento ma mi basta che teniate a mente la regola d’oro: più di 2 stili diversi nello stesso logo risultano un’accozzaglia inguardabile, fidatevi!

Tornando alla crenatura tenete presente che, una parola le cui lettere sembrano perfettamente spaziate a monitor, può non rendere altrettanto bene quando il logo viene ingrandito. Alcune combinazioni di lettere, ad esempio V e A, richiedono una spaziatura minore rispetto ad esempio a M e N. Impostare correttamente la spaziatura tipografica è un passaggio critico nel design di un logo: una spaziatura troppo stretta dei caratteri, ad esempio, restituisce la percezione di un logo “fatto in casa” a chi lo osserva, anche se magari non è in grado di dire esattamente il perché. Attenzione però: una crenatura eccessiva, specialmente su parole molto lunghe, rende poco leggibile il testo.

 

#3 Disegnare un logo con forme a “baffo” o “girotondo”

C’è stato un periodo in cui questo stile grafico era molto in voga e (purtroppo) tutt’oggi aspiranti grafici e designer ripropongono soluzioni del genere e molti clienti le richiedono. Certo, sono soluzioni facili da creare e che non richiedono grandi competenze per tirar fuori qualcosa di quantomeno decente ma… sono tutti terribilmente uguali! Sembrano gridare al mondo “il designer non aveva altre idee”. Creatività ZERO. Andavano bene a fine degli anni ’90 quando cominciava il passaggio da uno stile grafico complesso e “ricco” (soprattutto di pacchianate), ad uno più moderno e sobrio. Al giorno d’oggi creando un logo con questo stile si può stare quasi certi che subirà un restyling completo nel giro di un paio d’anni: non è certamente un logo pensato per durare nel tempo.

 

#4 Less is more… meno elementi contiene il logo, più è efficace

Quante volte ci è capitato di vedere delle cornucopie di disegni (o peggio di clipart) spacciati per un logo… decisamente troppe per volerle ricordare. A onor di cronaca, capita spesso che un cliente voglia inserire all’interno del logo aziendale un elemento distintivo riconoscibile: una elemento naturale caratteristico, l’oggetto che produce, l’animale preferito, etc… Ma spesso si passa da una prima ragionevole richiesta, a quella di aggiungere un sacco di altri elementi “così il logo viene fuori veramente WOOOOW!“… E così se si parte dall’idea di un logo con un’ape, si aggiunge poi il fiore, il prato, i monti sullo sfondo e il vasetto di miele che è il prodotto finale. Fermiamo tutto questo!